Marina Taffara - Lettera di risposta al quotidiano Adige

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Lettera di risposta al quotidiano Adige

Risposta all'articolo comparso sul quotidiano L'Adige in data 16 ottobre 2008

Lo sport di cittadinanza torni al centro delle agende dei politici!

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Le tematiche sollevate dal CONI dalle pagine de L'Adige dello scorso 16 ottobre sono indubbiamente interessanti e di attualità per un mondo, quello dello sport, che conta su un vero e proprio esercito di volontari e appassionati.
Oggi il movimento e lo sport assumono una sempre crescente rilevanza, non solo per un fatto di numeri, ma anche per una motivazione molto importante: la funzione di carattere sociale che si deve declinare nella necessità di ricollocare al centro delle agende politiche il concetto di sport di cittadinanza. Per essere più chiara: lo sport di cittadinanza, idea abbastanza nuova, si rifà a due principi: lo sport come diritto individuale (cioé tutti devono poter praticare attività motoria), e lo sport come dovere sociale, in quanto fattore determinante di prevenzione nei confronti di una serie di patologie e strumento di salute e benessere psico fisico delle persone. In questa logica lo sport viene caricato di aspetti valoriali intimamente legati alle scelte politiche di una amministrazione, nella fattispecie quella provinciale, e sicuramente non sarà indifferente per il cittadino se chi gestisce le politiche per lo sport appartiene al centro destra o al centro sinistra.
Io sono una docente di educazione fisica ed opero da sempre nell'associazionismo sportivo. Conosco da vicino e in dettaglio le problematiche messe sul tavolo dal CONI: burocrazia eccessiva, impiantistica non sempre gestita nel migliore dei modi, lungaggini nelle assegnazioni degli impianti, poca circolarità di informazioni, eccessiva frammentazione dei referenti politici (assessore sport, salute, politiche sociali). Sono aspetti che vanno snellititi ed affrontati con decisione per consentire al volontariato sportivo di non impazzire dietro gli aspetti organizzativi e gestionali.
E sono anche d'accordo con il CONI quando suggerisce un accentramento delle competenze che riguardano lo sport in capo ad un unico referente. Nella logica di un deciso recupero di attenzione nei confronti dello sport di cittadinanza, scegliere in capo a chi ricondurre questo accentramento risulta più semplice. Cito alcuni obiettivi. Assumersi decisamente l'impegno di innalzare la quantità e la qualità dei praticanti attività motoria e sportiva, partendo dagli asili nido per finire alle case di riposo. Orientare i servizi già esistenti ad una maggior attenzione al movimento, includendo nelle nuove strutture (asili nido e scuole materne, case di riposo e alloggi protetti, centri universitari e scuole, parchi e quartieri cittadini, ecc.) spazi adeguati per la pratica quotidiana di sport e attività motoria. Anche una seria riflessione sull'avvicinamento della quantità di attività motoria scolastica agli standard europei é più che mai urgente. In Francia nel curricolo scolastico che va dalla prima elementare alla quinta superiore la quantità oraria complessiva di ore di educazione fisica va dalle 1700 alle 2500, secondo la tipologia di scuola. In Grecia il curricolo prevede 1440 ore. In Italia siamo a 512 ore, un terzo rispetto alla Grecia e quasi un quinto rispetto alla Francia.
Ed ancora: propongo di studiare una nuova modalità per orientare allo Sport i Patti Territoriali. Si potrebbero sostenere le associazioni sportive più dinamiche e attive con progettualità a ricaduta collettiva.
Sul turismo penso sia centrale mettere a fuoco una cosa: il nostro obiettivo non è solo il grande evento sportivo che richiama le folle. A noi interessa lo stile 'sportivo' permanente, che si manifesta e si concretizza nelle offerte quotidiane, da gustare fino in fondo, che inducono condizionamento sulle abitudini di vita. Non il mordi e fuggi, ma l'assaporare con consapevolezza, magari (per restare nella metafora mangereccia) portandosi a casa anche la ricetta. Dialogare anche con la SAT, con le Guide Alpine, con i neo diplomati accompagnatori di territorio, con l'Università (economia, scienze motorie a Verona, ecc.), in logiche sovra provinciali, implementerà la qualità di questo disegno.
Ecco: gli obiettivi citati hanno bisogno che si investa in idee e progetti che possano dar gambe al concetto di sport di cittadinanza. Questo dipende dal disegno politico di una coalizione; in questo senso non ritengo che la mia idea, candidata a sostegno del Presidente Dellai nella lista del Partito Democratico, possa essere vicina a quella di Divina. Penso sia fondamentale che la parte politica che vincerà le elezioni, eletta direttamente dai cittadini, si assuma in prima persona l'onere e l'onore di dar concretezza a questo ambizioso e in parte anche rivoluzionario progetto, gestendo direttamente questa innovativa fetta di lavoro, in un dialogo aperto e costruttivo con il CONI nonché con tutti gli Enti di Promozione Sportiva in maniera paritaria e specialmente sinergica. Credo che una coalizione attenta sappia perfettamente che l'investimento in sport, movimento e benessere costituisca un valore aggiunto irrinunciabile. La mia é una coalizione attenta e non lascerà ne CONI ne EPS col cappello vuoto in mano.

Marina Taffara